

102. Gli sviluppi tecnologici: l'et dell'acciaio.

Da: P. Villani, L'et contemporanea. Secoli diciannovesimo-
ventesimo, Il Mulino, Bologna, 1993.

Come afferma in questo brano lo storico italiano contemporaneo
Pasquale Villani, gli ultimi decenni del secolo diciannovesimo
possono essere senz'altro definiti come l'et dell'acciaio.
Infatti i continui miglioramenti apportati all'industria
siderurgica permisero a questa lega del ferro, robusta e
malleabile, di soppiantare gradualmente il ferro stesso non solo
nella costruzione di grandi infrastrutture e macchinari, ma anche
in quella degli utensili di uso quotidiano. Il grande sviluppo
nella produzione dell'acciaio, mentre da un lato permetteva alle
potenze economiche emergenti, come Stati Uniti e Germania, di
raggiungere e sorpassare l'Inghilterra, determin dall'altro, per
le numerosi fasi di lavoro impiegate, la concentrazione di
impianti e di enormi capitali, provocando anche grossi mutamenti
nell'organizzazione del sistema di fabbrica, che fu perfezionata
in seguito dall'ingegnere americano Frederick Winslow Taylor.


Nel campo tecnologico la novit pi importante degli ultimi
decenni del secolo diciannovesimo fu la produzione dell'acciaio a
basso costo, tanto che tra le intitolazioni del periodo si
potrebbe anche scegliere quella di et dell'acciaio.
L'acciaio e le sue qualit erano ben note anche nel passato: la
durezza, l'estrema resistenza, congiunte all'elasticit e alla
plasticit, che consentivano una molteplicit di usi. Ma i
processi di raffinazione erano estremamente lenti e costosi. Per
la congiunta azione dei rinnovamenti introdotti da Bessemer,
Martin-Siemens e Thomas, la produzione di acciaio in Inghilterra,
Francia, Germania e Belgio pass da circa 400.000 tonnellate nel
1870 a 32 milioni di tonnellate nel 1913, con un incremento di
ottantatr volte (10,8% annuo). Se si considera che i progressi
negli Stati Uniti erano ancora pi rapidi e spettacolari, con
innovazioni tecniche molto importanti come l'acciaio a grande
velocit, e che l'industria siderurgica costituiva la base della
industrializzazione di paesi nuovi come la Russia, il Giappone,
l'Italia si pu ben comprendere come la definizione di et
dell'acciaio possa caratterizzare efficacemente questa fase dello
sviluppo industriale. Ma ci si accorge ben presto che essa 
insufficiente e parziale.
Le innovazioni e l'aumento della produzione comportavano
conseguenze capitali anche nelle altre fasi della lavorazione,
nelle dimensioni delle imprese, nell'investimento di capitali,
nell'organizzazione del lavoro. Le principali scoperte e le prime
applicazioni dei nuovi metodi si erano avute in Inghilterra, il
paese pi progredito nel campo della metallurgia negli anni
Settanta. Ma in pochi decenni la situazione mut abbastanza
radicalmente. Per l'ampiezza degli impianti, per la completezza
dei cicli di produzione, dal trasporto del materiale alla fusione
alla laminazione al taglio, per la rigorosa standardizzazione dei
prodotti, gli Stati Uniti e la Germania tolsero all'Inghilterra il
vecchio primato. Per una serie di motivi - tra i quali non senza
rilievo sono il senso di superiorit e quasi di distacco di coloro
che avevano gi raggiunto una posizione di soddisfacente primato,
e la conseguente assuefazione e l'attaccamento alla tradizione,
che significava anche investimenti gi effettuati e riluttanza a
considerare superati vecchi impianti e a rinnovarli con la
rapidit necessaria agli incalzanti rinnovamenti tecnologici, alle
nuove forme di organizzazione industriale - le dimensioni delle
fabbriche inglesi erano pi piccole, l'integrazione produttiva pi
arretrata, la standardizzazione meno avanzata.
Si possono quindi distinguere con chiarezza due momenti: un primo
di ristrutturazione, riconversione, concentrazione che modifica
notevolmente il funzionamento del sistema industriale; sono
soprattutto i paesi di pi recente industrializzazione, gli Stati
Uniti e la Germania, che sperimentano e adottano metodi nuovi,
organizzano cartelli e trusts; un secondo momento di grande
espansione produttiva: accanto ai settori consolidati siderurgici,
produttori di beni strumentali e armatoriali, si fa strada una
produzione di massa di beni durevoli. Ma al termine del processo
di ristrutturazione e nel corso della successiva espansione il
fatto di maggior interesse  il mutato rapporto tra i grandi paesi
industriali: Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania. E' giusto
parlare di un sistema internazionale, di una integrazione
economica mondiale, ma non bisogna dimenticare che gli strumenti e
gli ambiti politici e territoriali attraverso i quali questo
sistema si realizza sono gli stati nazionali e gli imperi
coloniali. Questa sola considerazione basta a sottolineare come
l'economia , per cos dire, sempre economia politica e che
l'intreccio tra interessi economici e vita politica e sociale ,
nel concreto dispiegarsi della storia, inestricabile.
La sostituzione dell'acciaio al ferro, le qualit del nuovo
metallo, l'enorme aumento della sua produzione sono aspetti di
fondo dello sviluppo industriale. L'industria siderurgica -
esempio tipico di industria pesante, fornitrice di beni
strumentali - comporta nuove dimensioni della fabbrica; sollecita
il ciclo produttivo completo dal minerale alle lamiere, ai
blocchi, ai cavi, ai tubi; richiede fortissimi investimenti di
capitali; impone il processo di concentrazione e avvia la nuova
organizzazione del lavoro, caratteristiche salienti di questo
periodo.
L'acciaio si presta ad una molteplicit di usi, ma soprattutto si
dimostra il pi adatto alla costruzione di macchine e contribuisce
alla grande diffusione di beni di consumo durevoli, che
cambieranno le condizioni e la qualit della vita dell'uomo
contemporaneo. I metalli - e presto si affiancheranno ai metalli
ferrosi quelli non ferrosi e in particolare poi le materie
plastiche, creazione prodigiosa di una nuova branca in grande
sviluppo, la chimica industriale - sono le materie prime per la
costruzione delle macchine. E le macchine possono essere di vario
tipo e dimensione. Vi sono innanzi tutto le macchine per costruire
le macchine, strumenti essenziali delle fabbriche che producono
beni di consumo durevole e prodotti tessili, ma anche delle
fabbriche che trasformano e conservano prodotti alimentari. Il
progresso tecnologico, la larga introduzione dell'acciaio, innanzi
tutto, rendono obsoleti i vecchi impianti, richiedono sostanziali
riconversioni o adattamenti e spesso radicali trasformazioni.
Erano necessari congegni e attrezzature che permettessero un
lavoro di precisione, una standardizzazione che giungesse fino
alla completa interscambiabilit dei pezzi. Dai vecchi trapani,
torni e piallatrici, dagli strumenti che abili artigiani e operai
specializzati avevano adoperato nei secoli e nei decenni passati
per montare le macchine e raccordare e aggiustare i singoli pezzi,
uno per uno, si passava alla meccanizzazione di tutto il processo,
con il perfezionamento del tornio a torretta girevole, con la
fresatrice, con le tecniche di molatura, fino all'introduzione
della catena di montaggio. Ne conseguiva una perdita di peso e di
prestigio delle corporazioni degli operai specializzati, dei
maestri che, prima, prendevano in appalto il lavoro e si
distinguevano nettamente per remunerazioni e livello di vita dagli
operai comuni, dai veri e propri salariati. La nuova tecnologia
portava ad un livellamento del lavoro, a una ripetizione
automatica dei gesti, all'uomo macchina o all'uomo al servizio
della macchina, allo studio e al taglio dei tempi, alla ricerca di
una sempre maggiore efficienza che fu poi teorizzata ed illustrata
dall'americano Taylor e prese il nome di taylorismo.
Queste novit nelle fabbriche che producevano macchine furono
soprattutto in funzione della crescente domanda di beni di consumo
durevole, cio di altre pi piccole macchine che potevano essere
di uso individuale, che potevano entrare in ogni famiglia ed
estendere la meccanizzazione dalla fabbrica ad ogni momento della
vita.
